La Dora Baltea dalle acque verde smeraldo che scorre tra le rocce nel centro di Ivrea, con un ponte e i palazzi sulle sponde
Dora Baltea a Ivrea — foto: Zairon · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Quando si arriva a Montalto Dora, prima o poi qualcuno vi dirà che siete "in Canavese". Il nome si sente ovunque, sui cartelli, nelle insegne, nei discorsi, ma provare a disegnarlo su una carta è più difficile di quanto sembri. Il Canavese non è una provincia né un comune: è una regione storica e geografica del Piemonte, nell'area a nord di Torino, che da secoli fa da cerniera tra la pianura e le Alpi, tra il Piemonte e la Valle d'Aosta. Capire com'è fatto aiuta a leggere meglio il paesaggio che vedrete durante la vacanza.

Una regione senza confini netti

La prima cosa da sapere è che il Canavese non ha mai avuto confini ufficiali. Già una guida del territorio pubblicata all'inizio del Novecento osservava che il Canavese non aveva, né aveva mai avuto, una circoscrizione propria. Le definizioni cambiano a seconda delle fonti. Una delle più citate lo descrive come la parte di Piemonte compresa tra la Serra Morenica di Ivrea e il corso inferiore della Dora Baltea.

Nelle interpretazioni più ampie, invece, il Canavese si estende tra la Serra di Ivrea, il Po, la Stura di Lanzo e le Alpi Graie, arrivando a lambire Torino e la Valle d'Aosta, mentre verso est confina con il Biellese e il Vercellese. È proprio questa posizione a farne una terra di passaggio: chi sale verso i valichi alpini, ieri come oggi, attraversa il Canavese.

Da dove viene il nome

Anche il nome ha più di una spiegazione. L'ipotesi più diffusa lo collega a un'antica curtis chiamata Canava, una tenuta fortificata su uno sperone roccioso alla confluenza tra il torrente Orco e il Gallenca, citata in un documento del re Berengario II della metà del X secolo. Un'altra ipotesi, più suggestiva, lega il nome alla coltivazione della canapa, un tempo diffusa nella zona. Nessuna delle due è certa, ed è anche questo a rendere il Canavese un territorio dall'identità sfumata e affascinante.

La Dora Baltea e l'Anfiteatro morenico

Se c'è un elemento che dà forma al Canavese è l'acqua. Il territorio è solcato da diversi fiumi e torrenti, tra cui l'Orco, il Chiusella, il Soana, il Malone e soprattutto la Dora Baltea, che scende dalla Valle d'Aosta e, dopo aver attraversato Ivrea, prosegue verso la pianura fino a confluire nel Po. Proprio la Dora è uno dei riferimenti con cui si prova a disegnare i confini della regione.

Il paesaggio intorno a Ivrea, poi, è dominato dall'Anfiteatro morenico, il grande arco di colline costruito dal ghiacciaio che un tempo usciva dalla Valle d'Aosta. Il lungo crinale rettilineo della Serra, i laghi a nord di Ivrea, i massi erratici nei boschi: tutto racconta di quel passato glaciale. Montalto Dora si trova proprio qui, tra colline e boschi, a pochi passi dal Parco dei Cinque Laghi.

Da sapere: a nord-ovest il Canavese sale con le valli dell'Orco e del Soana fino al massiccio del Gran Paradiso, mentre a est il lungo crinale della Serra Morenica di Ivrea fa da confine con il Biellese.

Ivrea, capitale storica

Il centro di riferimento del Canavese è da sempre Ivrea, considerata la sua capitale storica. La città, di origine celtica, divenne colonia romana con il nome di Eporedia intorno al 100 a.C., in una posizione strategica lungo la strada verso la Valle d'Aosta e i passi alpini. Ivrea si sviluppa su entrambe le sponde della Dora Baltea, che qui scorre tra le rocce con il suo colore verde intenso.

Nel Novecento la città è diventata famosa per una storia industriale molto particolare, al punto che dal 2018 Ivrea è iscritta nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come città industriale del XX secolo.

Re Arduino, il sovrano del Canavese

La figura storica più legata al Canavese è Arduino, marchese di Ivrea, che intorno all'anno Mille divenne una delle personalità più potenti dell'Italia settentrionale. Nel 1002 fu incoronato re d'Italia a Pavia e regnò, tra continui conflitti con l'imperatore Enrico II, fino al 1014. Sconfitto, si ritirò nell'abbazia di Fruttuaria, a San Benigno Canavese, dove morì poco dopo.

Il suo ricordo è rimasto vivo nel territorio, tanto che diverse famiglie nobili locali rivendicarono nel tempo una discendenza da lui. Molti dei castelli che punteggiano le colline, come il castello di Montalto Dora e il castello di Masino, ricordano quanto questo territorio sia stato, per secoli, conteso tra signori e casate.

Il Canavese visto da vicino

Casa Marche è a Montalto Dora, tra colline e boschi a pochi chilometri da Ivrea: una base comoda per scoprire il territorio, fino a 6 ospiti.